quinta-feira, 21 de janeiro de 2010

1729) Davos x Porto Alegre: de volta aos velhos embates

Tenho a impressão que o pessoalzinho miudo do FSM de Porto Alegre não vai gostar desta homenagem dos capitalista de Davos ao personagem em questão...
Pavão, meu pavão...

Lula receberá prêmio inédito de Estadista Global em Davos
Daniela Milanese, da Agência Estado, 20.01.2010

Objetivo é destacar um líder político que tenha usado o mandato para melhorar a situação do mundo

LONDRES - O presidente Luiz Inácio Lula da Silva receberá o prêmio de Estadista Global do Fórum Econômico Mundial, em Davos (Suíça), no dia 29. Esta é a primeira edição da homenagem, criada para marcar o aniversário de 40 anos do Fórum.

Conforme a organização do evento, o prêmio tem o objetivo de destacar um líder político que tenha usado o mandato para melhorar a situação do mundo. "O presidente do Brasil tem demonstrado verdadeiro compromisso com todas as áreas da sociedade", disse o fundador e presidente do Fórum Econômico Mundial, Klaus Schwab, em nota à Agência Estado.

Segundo ele, esse compromisso tem seguido de mãos dadas com o objetivo de integrar crescimento econômico e justiça social. "O presidente Lula é um exemplo a ser seguido para a liderança global."

A entrega do prêmio será feita pelo ex-secretário-geral da ONU, Kofi Annan, e está prevista para às 11h30 (horário local; 8h30 de Brasília) do dia 29, quando o presidente brasileiro fará um discurso. Em seguida, terá início um painel de discussão sobre o Brasil. O objetivo é debater os atuais condutores do crescimento do País e os desafios à frente.

Entre os participantes do painel estarão o presidente do Banco Central, Henrique Meirelles, o copresidente do conselho de administração da Brasil Foods, Luiz Fernando Furlan, o presidente do Instituto Ethos, Ricardo Young e o vice-presidente do argentino Banco Hipotecario, Mario Blejer. Lula também fará o encerramento do painel sobre o Brasil.

quarta-feira, 20 de janeiro de 2010

1728) Brasil, India e China: estudo comparado da pobreza

A India deve ganhar esse concurso altamente duvidoso. Em todo caso, vale a pena consultar este trabalho, "pescado" no blog da economista chefe do Banco Mundial para a Ásia do Sul, Eliana Cardoso, professora brasileira.

The Poor and the Middle Class
Submitted by Eliana Cardoso on Tue, 12/08/2009 - 16:00

Start counting the poor in India and you are bound to get into controversy. In “A Comparative Perspective on Poverty Reduction in Brazil, China and India,” Martin Ravallion (October 2009) calculates that 42% of the population in India in 2005 lived in households with income per person below US$1.25 a day (converted using purchasing power parity exchange rates for consumption in 2005). But he finds only 20% of the population under the US$1.25 poverty line when using a different method as a sensitivity test. The difference is huge. One number is twice the other and corresponds to two hundred million people (more than the whole population of Brazil!).

Ravallion repeats the exercise and finds that in Brazil, in 2005, the population who lived in households with income per person below US$1.25 a day (converted using purchasing power parity exchange rates for consumption in 2005) is 8%. When using the alternative sensitivity test method, it is 10%. Compared to India, the difference is small (2% of the population) between the two measures.

I suspect that instead of trying to calculate the number of people with less than US$ 1.25 a day, policies for poverty reduction should focus on the bottom quintile of the population: the 20% poorest group in the country.

One of my reasons is that inequality matters. Think of poverty as a relationship.

Read more here.

A Comparative Perspective on Poverty Reduction in Brazil, China and India
Martin Ravallion (October 2009)
Article in The Economist
Paper, World Bank

Author: Ravallion, Martin ;
Document Date: 2009/10/01
Document Type: Policy Research Working Paper
Report Number: WPS5080

Abstract
Brazil, China and India have seen falling poverty in their reform periods, but to varying degrees and for different reasons. History left China with favorable initial conditions for rapid poverty reduction through market-led economic growth; at the outset of the reform process there were ample distortions to remove and relatively low inequality in access to the opportunities so created, though inequality has risen markedly since. By concentrating such opportunities in the hands of the better off, prior inequalities in various dimensions handicapped poverty reduction in both Brazil and India. Brazil's recent success in complementing market-oriented reforms with progressive social policies has helped it achieve more rapid poverty reduction than India, although Brazil has been less successful in terms of economic growth. In the wake of its steep rise in inequality, China might learn from Brazil's success with such policies. India needs to do more to assure that poor people are able to participate in both the country's growth process and its social policies; here there are lessons from both China and Brazil. All three countries have learned how important macroeconomic stability is to poverty reduction.

In pdf version.

1727) Dr Jeckill and Mr. Hyde

Lo strano caso del Dr. Lula e Mister Chávez
Carlos Alberto Montaner
(Traducido por Barbara Bessone)
FirmasPress, Agosto 9, 2009

Dentro e fuori dal Brasile esiste una crescente sfiducia sulle reali intenzioni politiche di Lula da Silva. Il recente invito a visitare il paese al presidente Mahmud Ahmadineyad un pessimo sintomo. Il ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi, personaggio richiesto dall'Argentina. Infatti ha organizzato l'attentato terroristico contro l'AMIA ebrea in Buenos Aires nel 1998. Ha ucciso 85 persone e ne ha ferite oltre 300. Ahmadineyad inoltre, non ha mai ritirato la sua minaccia di cancellare dalle mappe Israele.

Perch questo impegno brasiliano nel voler servire gli iraniani negli sforzi da parte di Teheran (insieme al Venezuela) per coordinare la strategia diplomatica di paesi ostili all'Occidente, e di costruire armi atomiche? "questa la prova della duplicit morale di Lula" mi ha detto un diplomatico venezuelano che non ha voluto essere identificato. Ed ha anche aggiunto un'osservazione irrefutabile:" Nel 1990, Lula da Silva e Fidel Castro hanno creato il Foro de Sao Paulo per ridare vita alla corrente comunista latinoamericana, allora completamente demoralizzata dopo l'abbattimento del muro di Berlino.

In quella famiglia politica troviamo dalle FARC e l'ELN fino al Movimiento V Republica di Chavez. Le hanno nuovamente aggruppate per continuare a combattere. L'unica costante ideologica di Lula il suo rifiuto all'Occidente"

Ci nonostante, dentro alle frontiere brasiliane, Lula da Silva gode di una notevole popolarit perch non si scostato dal prudente comportamento economico tracciato da Fernando Henrique Cardoso, l'anteriore mandandatario. In Brasile si comporta come un democratico impegnato ad impulsare un modello di sviluppo fondato nel mercato e il controllo privato dei mezzi di produzione, e nel mentre appoggia l'inserimento crescente del suo paese nei meccanismi internazionali del capitalismo globale.

Ma chi realmente Lula da Silva? Quel rivoluzionario del terzo mondo impegnato a distruggere il primo mondo e sostituirlo con un pianeta socialista governato da caudillos rissosi del gruppo collettivista, come sognano Hugo Chavez e altri deliranti creatori del caos di quella famiglia politica, oppure un socialdemocratico moderato, dedito allo sviluppo di un'economia di mercato, simile a quella che impera nelle 30 nazioni piu ricche e felici della Terra?

Temo che entrambe le cose allo stesso tempo, come sogn (letteralmente lo sogn) Robert Luis Stevenson nel 1886, quando scrisse Lo strano caso del Dr. Jekill e Mr. Hyde, per spiegare la dualit morale di uno scientifico generoso che si trasformava in un essere aggressivo e detestabile dopo aver bevuto una pozione che lo faceva diventare un'altro. Per Stevenson, la novella era una metafora che rivelava la lotta tra il bene e il male che esisteva nella natura di tutti gli esseri umani.

Ci troviamo di fronte un Dr. Lula e Mr. Chavez. Quando il presidente brasiliano ragiona con la testa il Dr. Lula, un uomo affabile di buon senso checonosce i limiti personali e quelli del suo paese, si comporta nel rispetto della legge e delle libert individuali. Quando invece ci che comanda il cuore, organo che si trova a sinistra (come solito dire Marco Aurelio Garcia, il principale assessore di Lula, proveniente dal Partito Comunista) appare Mr. Chavez, il "compagno rivoluzionario", un tizio convinto che la povert del terzo mondo sia dovuta all'avidit degli Stati Uniti e delle nazioni imperialiste, alla cupidigia dei capitalisti nazionali e stranieri, agli ingiusti accordi di interscambi, e al resto delle diagnosi vittimistiche di quella prefica setta ideologica.

Quando Lula governa con il cuore e diventa Mr. Chavez, incita il suo Partito dei Lavoratori, magari sotto l'influenza dei suoi consiglieri M.A. Garcia e Jos Dirceu - un exguerrigliero addestrato a Cuba ed ex membro dei servizi segreti cubani- a collaborare con le narcoguerriglie colombiane, come lo hanno rivelato i computers di Raul Reyes, il comandante delle FARCucciso nel 2008 da militari colombiani. Quando Mr. Chavez, consegna al suo amico Fidel Castro tre poveri pugili che avevano chiesto asilo politico in Brasile, o si compromette in modo irresponsabilecon Mel Zelaya per dare rifugio al presidente deposto in un recinto diplomatico brasiliano in Tegucigalpa, negando (in modo infantile) di aver dato l'autorizzazione.

Nella novella di Stevenson, il Dr. Jekill si toglie la vita perch incapace di sopportare ancora il dolore di essere anche Mr. Hyde. Come finir Lula da Silva? Presumo che come un rispettabile statista, anche se segretamente colpito dall'angoscia di non sapere quale dei due personaggi realmente.

Novembre 29, 2009

1726) Miseria da educacao no Brasil: muito pior do que podemos imaginar...

O relatório Educação para Todos, que acaba de ser divulgado pela Unesco, coloca o Brasil no 88. lugar entre 128 nações, um lugar pouco cômodo para quem se pretende potência regional, quiçá potência mundial, oitrava economia mundial e coisas do gênero.
Estamos até atrás do Paraguai.
O IDE (Indice de Desenvolvimento da Educação) analisa uma série de indicadores; o que prejudica mais o Brasil é o número dos que conseguem terminar o 5. ano do FUndamental.

Ver outros dados no site da Unesco: http://www.unesco.org/education/efa/ed_for_all/
http://www.unesco.org/en/efa-international-coordination/

Para o Relatório: Making Education Work For All, este link:
http://unesdoc.unesco.org/images/0018/001853/185398e.pdf

1725) Globalizacao e antiglobalizacao: ja que estamos falando do FSM

Enquanto estamos com a mão na massa, e para que não se pense que eu levo os antiglobalizadores na brincadeira, permito-me reproduzir aqui abaixo uma lista não-exaustiva de meus trabalhos puramente opinativos (embora alguns contenham trabalho de pesquisa também) sobre os alternativos surrealistas.
Eu me permito atacá-los assim pois não tenho encontrado, infelizmente, argumentos sustentáveis que possam apoiar suas teses. Ou seja, não encontro coerência interna, comprovação empírica, adequação analítica e exequibilidade nessas afirmações dos antiglobalizadores.
Eles são livres -- o que aliás não é o caso de alguns países que eles apoiam -- de atacar minhas teses e argumentos, mas que pelo menos o façam com o mínimo de racionalidade.
Nem todos os trabalhos estão linkados, mas todos eles podem ser lidos. Quem tiver interesse em algum, pode procurar pelo nome em meu site (www.pralmeida.org) e deve achar. Não existindo, podem me pedir pelo nome.

Globalização e Anti globalização

Trabalhos de Paulo Roberto de Almeida
(lista feita em janeiro de 2010)

Fórum Surreal Mundial: Pequena visita aos desvarios dos antiglobalizadores
Espaço da Sophia (Tomazina – PR, ISSN: 1981-318X, Ano 2, n. 22, p. 1-20, janeiro de 2009; edição eletrônica).

Fórum Social Mundial 2008: menos transpiração, mais inspiração, por favor...
(Atlântida (RS), 17 de janeiro de 2008. Via Politica (n. 82, 21 janeiro 2008).

Um outro Fórum Social Mundial é possível… (aliás, é até mesmo necessário)
(Brasília, 25 janeiro 2008. Via Politica (n. 83, 28 janeiro 2008).

Fórum Social Mundial: nove objetivos gerais e alguns grandes equívocos
(Brasília, 3 janeiro 2007. Meridiano 47 (nr. 78, janeiro 2007, p. 7-14).

Uma previsão marxista: sobre o “fim da história” e os equívocos atuais dos antiglobalizadores
(Brasília, 23 de setembro de 2006. Espaço Acadêmico, ano VI, nº 65, outubro 2006).

Três vivas ao processo de globalização: crescimento, pobreza e desigualdade
(Washington, 23 fevereiro 2003. Espaço Acadêmico (ano 3, 2003); 1ª parte: nº 29, outubro de 2003; 2ª parte: nº 30, novembro de 2003; 3ª parte: nº 31, dezembro de 2003)

Distribuição mundial da renda: evidências desmentem concentração e divergência
(Brasília, 30 de janeiro de 2007. Revista Brasileira de Comércio Exterior, Rio de Janeiro: Funcex, ano XXI, nr. 91, abril-junho 2007, p. 64-75).

O Brasil e os impactos econômicos e sociais da globalização
(Washington, 11 de maio de 2000. In: Universidade Católica de Brasília (org.), Relações Internacionais e Desenvolvimento Regional, Brasília: Editora Universa, 2000, 305 p.; p. 115-149).

Globalização perversa e políticas econômicas nacionais: um contraponto
(Brasília, 30 junho 2007. Espaço Acadêmico (ano VII, nr. 74, julho 2007)

Contra a anti-globalização: Contradições, insuficiências e impasses do movimento
(Brasília, 5 de julho de 2004; Meridiano 47, ns. 49 a 58; 2004 e 2005)

A globalização e seus descontentes: um roteiro sintético dos equívocos
(Brasília, 7 de abril de 2006. Espaço Acadêmico (ano 6 nº 61, junho 2006).

A globalização e seus benefícios: um contraponto ao pessimismo
(Brasília, 12 maio 2004. Espaço Acadêmico (ano 4, nº 37, junho 2004).

A globalização e as desigualdades: quais as evidências?
(Washington, 3 de fevereiro de 2002. In: Paulo Roberto de Almeida A Grande Mudança: conseqüências econômicas da transição política no Brasil. São Paulo: Editora Códex, 2003; cap. 8: p. 117-122)

Contra a corrente em relações internacionais: treze idéias fora do lugar
(Washington, 13 de abril de 2003. In: Thiago de Oliveira Domingues, Marcel Alexandre Negherbon e Mauri Luiz Heerdt (orgs.), Relações internacionais: temas contemporaneous, Florianópolis: Feneri, 2003; ISBN: 85-89649-01-6; p. 9-45).

O Brasil e os primeiros 500 anos de globalização capitalista
(Washington 4 de junho de 2000; Revista Estudos Iberoamericanos, Porto Alegre: PUC-RS, Edição Especial, nº 1, 2000, pp. 149-180).

1724) Como levar um país à falência sem ter consciência disso...

Sim, vocês já sabem, estou falando mesmo do nosso vizinho, a Venezuela, ou melhor, deste outro nosso vizinho, todos os dias presentes no noticiário (aliás, de forma irritantemente irracional, posto que todas as notícias são ruins).
Escrevo agora a partir desta matéria:

Chávez diz que Exito será 'mercado socialista'
O Globo, 20.01.2010, p. 24.

Bem, eu não tenho nenhum dado concreto sobre essa cadeia de supermercados -- controlada pela francesa Casino e pela colombiana Exito -- que acaba de ser expropriada e nacionalizada pelo governo Chávez (melhor, por ele próprio, pois falar de governo é falar dele mesmo), por supostamente ter aumentado preços e escondido mercadorias, num momento de confusão econômica criada pela desvalorização da moeda nacional e a imposição de duas taxas de câmbio no país.
O ministro do Interior visitiu uma unidade expropriada e anunciou a recontratação de funcionários demitidos. Transcrevo:

"Chávez disse que militares, cidadãos e autoridades devem evitar que os comerciantes reajustem produtos adquiridos pelo câmbio antigo, de 2,15 bolívares por dólar, colocando os preços no novo patamar, de 2,6 bolívares por dólar para alimentos e remédios e de 4,3 bolívares para itens supérfluos.
No início da noite, o Congresso venezuelano -- de maioria chavista -- declarou a rede Exito 'bens de utilidade píublica e interesse social', para a expropriação dos imóveis.
A reforma da Lei de Acesso a Bens e Serviços, que deve ser sancionada amanhã, prevê que a remarcação de preços, o monopólio e o boicote de produtos e serviços sejam um delito. Com isso o Estado fica autorizado a expropriar lojas, grandes ou pequenas, que incorram nessas irregularidades."

Bem, esquecendo por um momento que o Congresso brasileiro admitiu a Venezuela no Mercosul, devemos ser gratos ao Professor Chávez por essas brilhantes aulas de economia. É tudo o que não se deve fazer, sob risco de afundar a economia do país.
Acredito que nossos jovens (quem sabe até políticos) se tornem menos sensíveis a partir de agora para esse tipo de medida irracional.

Terminando, permito-me parafrasear o título da matéria:
A expropriação de Exito será um fracasso...

1723) Forum Social Mundial: mais do mesmo

Fórum Social Mundial 2010, uma década de embromação:
antecipando as conclusões e desvendando os equívocos

Paulo Roberto de Almeida

1. A novela está de volta (com o mesmo enredo...)
Como acontece todo ano, os alternativos da antiglobalização estarão reunidos neste final do mês de janeiro de 2010 para protestar contra a globalização assimétrica e proclamar que um “outro mundo é possível”. Eu também acho, mas a verdade é que eles nunca apresentam o roteiro detalhado desse outro mundo esperado, se contentando com slogans redutores contra a globalização, essa mesma força indomável que torna mais eficiente a interação entre essas tribos e permite que suas mensagens – equivocadas, como sempre – alcancem, em questão de minutos, todos os cantos do planeta. Em todo caso, eles já se consideram tão importantes que já nem mais se dão ao trabalho de protestar contra o outro Fórum Mundial, o capitalista de Davos, como ocorria todo ano naquela estação suíça de esqui: os capitalistas agradecem serem deixados em paz e prometem refletir sobre as propostas do fórum alternativo, se é que alguma será feita.
Como também acontece todo ano, eu fico esperando para ver se alguma ideia nova e interessante – Ok, ok, também podem ser ideias velhas e desinteressantes, mas que sejam pelo menos racionais e exequíveis – vai emergir desse jamboree anual de antiglobalizadores e iluminar as nossas políticas públicas tão carentes de racionalidade e sentido de justiça. Como não confio, porém, que algo de novo vá surgir de onde nunca veio nada de inteligente, resolvi não esperar pela conclusão do encontro de 2010, e me proponho, sem cobrar copyright dos antiglobalizadores, antecipar suas conclusões conclusivas...

Leia o texto completo neste link de Mundorama:
http://mundorama.net/2010/01/20/forum-social-mundial-2010-uma-decada-de-embromacao-antecipando-as-conclusoes-e-desvendando-os-equivocos-por-paulo-roberto-de-almeida/

1722) Ipea: retrato da juventude brasileira

Bem, eu sabia que a situação educacional no Brasil era ruim, só não sabia que era tão grave. Os dados abaixo, de um estudo do Ipea, revelam a falência completa da sociedade brasileira (disse sociedade, e não apenas o governo) em resolver o mais elementar serviço básico de qualquer país que se pretenda civilizado.
Infelizmente, tenho de concluir que o Brasil ainda não é um país civilizado...

Juventude e políticas sociais no Brasil
Ipea, 2009

Fracasso escolar
Jovens entre 15 e 17 anos que frequentam o ensino médio: 48%
Não concluíram o ensino fundamental: 44%
Estão fora da escola: 18%

Poucos chegam à universidade
Jovens entre 18 e 24 anos que frequentam a escola: 31%
Estão no ensino superior: 13%

Jovens analfabetos
De 15 a 17 anos: 1,7%
De 18 a 24 anos: 2,4%
De 25 a 29 anos: 4,3%

Qualidade da ocupação
Percentual de trabalhadores sem carteira assinada:
De 18 a 24 anos: 50%
De 25 a 29 anos: 30%

Transcritas essas estatísticas, eu me permitiria acrescentar o seguinte: o percentual de jovens universitários (13% apenas, da faixa etária de 18 a 24 anos, os anos "corretos", digamos) é ridículo, mas ele seria ainda mais deplorável se dependêssemos apenas das universidades públicas, posto que não se deve esquecer que mais de 80% das vagas universitárias no Brasil são oferecidas por universidades privadas, muitas das quais são desprezadas por pedagogos do MEC que as acusam de serem fábricas de diplomas.
Sem elas, o percentual de universitários no Brasil seria provavelmente inferior a 5% da correspondente faixa etária.

Acho que em algum momento o Brasil falhou, e falhou terrivelmente.
Eu coloco essa falha entre os anos 1970 e agora. O pior é que ainda não conseguimos corrigir esse problema.
No máximo colocamos 98% das crianças de sete anos no PRIMEIRO ano primário, depois essa proporção vai diminuindo até chegar a menos da metada no fundamental completo.
Isso 150 anos depois que os países mais avançados já tinha resolvido no essencial o problema quantitativo da escolarização.
Nada preciso acrescentar da qualidade da educação.
Sinto muito repetir, mas o Brasil é um país fracassado, uma nação falida no plano educacional, uma terra ingrata para os seus cidadãos...
Paulo Roberto de Almeida (20.01.2010)

1721) Forum Social Mundial: traindo seus proprios principios

Ou o FSM se debate com uma crise severa, falta de recursos, insolvência temporária ou coisas do gênero, ou então seus responsáveis não exibem o mínimo respeito pelos seus princípios fundadores.
Sim, segundo se lê em sua Carta de Princípios (de 2001):

"5. O Fórum Social Mundial reúne e articula SOMENTE entidades e movimentos da sociedade civil de todos os países do mundo, mas não pretende ser uma instância representativa da sociedade civil mundial."

Sublinho somente, porque em Português (aliás, em qualquer língua) somente quer dizer somente, ponto. Ou seja, exclusivamente, apenas, ou equivalentes do gênero, o que a rigor excluiria não apenas a participação de representantes de governos, como também o recebimento de apoio financeiro de governos, o que comprometeria a sua independência, e a própria condição de entidade representativa da sociedade civil.
Excluir representantes de governos não quer dizer impedir figuras políticas de participar, mas apenas e tão somente em sua condição de indivíduos, não enquanto responsáveis governamentais. Alguém acredita que isso ocorrerá?
Quando Hugo Chávez organizou, recebeu, participou de eventos anteriores do FSM ele o fez em sua condição de cidadão, ou de líder de um país? Acho que não preciso responder.
Acredito que esses encontros do FSM receberão farto aporte de recursos públicos.
O mínimo que o pessoal organizador do FSM poderia fazer seria detalhar os apoios, em total transparência, sob risco de perder credibilidade.

Fórum Social Mundial terá edição temática na Bahia
Agência Estado, quarta-feira, 20 de janeiro de 2010, 13:00

Evento terá uma programação distinta da edição de Porto Alegre; organização espera 30 mil participantes

SÃO PAULO - O Fórum Social Mundial (FSM) terá uma edição temática na Bahia este ano, entre os dias 29 e 31, que ocorrerá após o evento tradicional em Porto Alegre, que será entre os dias 25 e 29. Um total de 20 chefes de governo da América Latina e África é esperado durante os três dias de debates. Além das agendas próprias, os eventos baiano e gaúcho discutirão temas comuns, que serão levados para o FSM unificado em Dacar, no Senegal, em 2011.

Com o tema "Da Bahia a Dacar: enfrentar a crise com integração, desenvolvimento e soberania", a organização do evento em Salvador prevê a participação de vários ministros, como Tarso Genro (Justiça), Luiz Dulci (Secretaria-Geral da Presidência da República), Carlos Luppi (Trabalho), Carlos Minc (Meio Ambiente), Paulo Vannucchi (Secretaria Especial de Direitos Humanos), Fernando Haddad (Educação), além de personalidades como o escritor Paul Singer, o ex-prefeito de Londres Ken Livingston, o sociólogo norte-americano Immanuel Wallerstein, entre outros.

É esperada também a presença do presidente Luiz Inácio Lula da Silva, no dia 30. Cerca de 30 mil pessoas devem participar do 1º Fórum Social Mundial Temático da Bahia (FSMT-BA), segundo a organização do evento. O FSM faz dez anos em 2010 e ocorrerá de forma descentralizada em pelo menos 27 eventos regionais, nacionais e locais espalhadas pelo mundo ao longo do ano.

O evento de Porto Alegre abre a agenda com o tema "Fórum Social 10 Anos: Grande Porto Alegre", um congresso regional que terá mais de 500 atividades descentralizadas na capital gaúcha e em Gravataí, Canoas, São Leopoldo e Sapiranga, na região metropolitana de Porto Alegre, e Novo Hamburgo, no Vale do Rio dos Sinos.

1720) Exportacoes: governo preocupado com deficit

Se o governo está de fato preocupado, em lugar de manipulações cambiais e novos prêmios fiscais aos exportadores (acompanhados, geralmente, de mais protecionismo setorial, com aumento de barreiras tarifárias e não-tarifárias à importação de bens), deveria mirar os reais fatores de competividade do fabricante brasileiro.
O empresário brasileiro não consegue exportar, não por ser incompetente, preguiçoso, ou despreparado.
Não, ele não consegue competir por estar literalmente soterrado por uma montanha de impostos, taxas, contribuições, enfim, uma enorme carga fiscal à qual se acrescentam custos logísticos e ineficiência administrativa, de modo amplo. Ora, isto é de responsabilidade exclusiva do próprio governo.
O governo brasileiro deveria começar eliminando suas próprias ineficiências e o custo absurdo que ele impõe a empresários e a particulares. Essa seria a maneira correta de resolver o problema.
Aposto, porém, que o governo vai fazer um pouco de tudo o que apontei acima, ou seja, manipulações e "prêmios", menos corrigir suas próprias debilidades. Querem apostar?
Paulo Roberto de Almeida (20.01.2010)

Comércio exterior: Lula pede plano para recuperar exportações
Sergio Leo, de Brasília
Valor Econômico, 20/01/2010

Presidente está preocupado com resultado da balança neste começo do ano e cobra ministros

Preocupado com a queda nos resultados do comércio exterior, o presidente Luiz Inácio Lula da Silva determinou aos ministros do Desenvolvimento, Miguel Jorge, e da Fazenda, Guido Mantega, uma estratégia para recuperar as exportações brasileiras. Nesta semana, Miguel Jorge começou a discutir as medidas com a equipe do próprio ministério, e, por sugestão de Lula, deve convidar empresários para participar da definição da nova estratégia. O ministério já defende uma proposta do setor têxtil, de mudar o regime Simples para empresas exportadoras, e teme que, sem medidas de impacto, o país consolide em 2011 saldos negativos na conta de comércio.

Na avaliação dos técnicos do Ministério do Desenvolvimento, o déficit registrado nas duas primeiras semanas de janeiro, de US$ 967 milhões, fortemente influenciado pela conta de petróleo, com nenhum embarque e volumosas importações, não indica ainda qual será a tendência da balança comercial de 2010. No ano passado, o movimento do comércio exterior também foi negativo no início do ano, período de entressafra e de redução de atividade econômica, agravado pelos efeitos da crise, mas se recuperou gradualmente.

O que preocupa o ministério, porém, é a forte perda de mercados externos, devido à maior competição externa e à retração dos exportadores brasileiros. Se o país não recuperar rapidamente os mercados perdidos no ano passado, quando as exportações para a América Latina caíram 32% e os embarques para os Estados Unidos mais de 42%, terá dificuldade em voltar a vender no exterior em volume semelhante ao que vendia antes da crise financeira. Essa é avaliação de uma das autoridades do governo envolvidas na discussão interna sobre a balança comercial.

Mais que criar novos instrumentos, o que o Ministério do Desenvolvimento defende é a aplicação e ampliação dos já existentes, de maneira mais eficiente. Nos próximos dias, o Ministério da Fazenda deve editar medida para eliminar dificuldades encontradas pelos empresários no uso do mecanismo de drawback, pelo qual os exportadores compram sem impostos os insumos usados na produção de mercadorias para exportação.

Na opinião de Miguel Jorge, a prioridade do governo deve ir para a redução da carga tributária que pesa indevidamente sobre exportações, e na melhoria das condições de logística, de portos, estradas e energia. Técnicos do ministério avaliam, porém, que o efeito do real sobrevalorizado é o obstáculo às exportações que, retirado, tem condições de produzir resultados mais rápidos sobre a competitividade dos produtos brasileiros no exterior. Mas sobre esse ponto não há nenhuma proposta ainda em debate no governo.

As notícias de reversão na tendência de valorização do real, divulgadas ontem pelo Valor, não animam o Ministério do Desenvolvimento, porque, sem alterações significativas no cenário econômico, o dólar deve chegar a 2011 ainda bem abaixo de R$ 2,00 ou R$ 2,10, o nível considerado aceitável pelos técnicos.

Uma das principais linhas de ação do Ministério do Desenvolvimento é a redução dos créditos devidos aos exportadores, por causa da cobrança indevida de impostos. Estimativas não oficiais indicam a retenção de pelo menos R$ 20 bilhões em impostos cobrados de forma imprópia dos exportadores.

Hoje, na primeira reunião do ano do Confaz, que agrega os secretários estaduais de Fazenda, o secretário de Comércio Exterior do Ministério do Desenvolvimento, Welber Barral, assina convênio para facilitar o uso das informações de comércio exterior na tributação das empresas. Além de criar mecanismos para ajustar as regras federais ao controle tributário feito pelas secretarias estaduais, o governo quer abrir caminho para isentar automaticamente de ICMS os insumos de mercadorias destinadas à importação. Hoje, os regimes especiais de exportação isentam os exportadores de impostos federais, o IPI e a Cofins.

A intenção do governo federal é aumentar, nos Estados, o uso dos mecanismos de drawback que permitem a compra, sem impostos, no mercado interno, de matéria-prima, partes e peças para mercadorias destinadas à exportação. Segundo avaliação do Ministério do Desenvolvimento, o meio mais eficaz de evitar o acúmulo de créditos tributários é criar mecanismos automáticos de isenção, como o drawback, que evita a cobrança indevida dos impostos.

A Associação Brasileira da Indústria Têxtil (Abit) enviou ao ministério a sugestão de que micro e pequenas empresas possam abater as receitas com exportação da base de cálculo para enquadramento no sistema de tributação simplificada, o Simples. Hoje, para evitar cair no regime mais complexo de tributação, empresas pequenas evitam aumento de receita limitando o volume de exportações. O tema ainda terá de ser discutido com o Ministério da Fazenda, porém.

O presidente Lula deve se encontrar ainda em fevereiro com Miguel Jorge e o ministro da Fazenda, Guido Mantega, para decidir que medidas urgentes tomará contra a queda nos resultados do comércio exterior. Os técnicos do governo ainda acreditam em superávit no comércio exterior neste ano, mas temem um aumento maior que o esperado nas importações. Um dos grande inimigos do desempenho exportador é, também, o forte crescimento do mercado interno, que desestimula ainda mais as empresas menores a dirigir a produção para os mercados externos.

Postagem em destaque

O summit da OTAN e o bulldozer trumpista (ou seja, o normal costumeiro) - Foreign Policy Situation Report

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